Il centro ortopedico fisioterapico a Velletri

Terapie erogate in regime privato a Velletri

Magnetoterapia


Interazioni tra campo magnetico e sistemi biologici
Volendo effettuare una classificazione degli effetti ottenuti dall'interazione dei sistemi biologici con i campi magnetici, bisogna distinguere gli effetti primari da quelli secondari, loro diretta conseguenza, i quali potranno dare luogo alle manifestazioni fisiologiche e fisiopatologiche di importanza clinica.
Effetti prettamente magnetici - Corrispondono all'azione diretta del campo magnetico e dipendono da tre possibilità di interazione:
- interazione con materiali ferromagnetici, strutturalmente organizzati in organismi animali e nell'uomo;
- interazione con centri paramagnetici naturalmente presenti o formati con reazioni intermedie;
- interazione con macromolecole diamagnetiche dotate di anisotropia di suscettibilità magnetica, coinvolte nello svolgimento di attività enzimatiche.
Da questi tre tipi di interazione, che richiamano la classica nozione di magnetismo come forza di attrazione o repulsione, scaturiscono i seguenti effetti:
- orientamento e traslazione di elementi cellulari;
- orientamento di organuli subcellulari e di macromolecole;
- rotazione, traslazione e/o gradienti di concentrazione di molecole paramagnetiche;
- orientamento di dipoli elettrici con conseguenze sull'organizzazione dei liquidi contenuti nei tessuti.

Effetti prettamente elettrici - Abbiamo già visto come un campo ma­gnetico variabile induca un campo elettrico anch'esso variabile.
L'entità degli effetti dell'interazione tra campo elettrico e tessuti biologici sarà funzione delle caratteristiche dell' onda e in primo luogo dell'intensità di corrente indotta nei tessuti.
È necessario, comunque, ricordare che, nel meccanismo d'azione di un campo magnetico variabile, non è possibile separare completamente l'effetto magnetico da quello elettrico; l'azione dei campi magnetici ha quindi luogo probabilmente grazie ad un doppio meccanismo: da una parte un'azione diretta magnetica, dall'altra l'induzione di un'azione elettrica.
L'azione dei campi magnetici si esplica a tre diversi livelli di organizzazione biologica:
- molecole protoplasmatiche (in particolare tessuto collagene);
- membrana cellulare;
- tessuto nervoso.
Va attribuito a Bassett il merito della scoperta della piezoelettricità del tessuto osseo, mentre Fukuda e Yasuda, dimostrarono che tale proprietà è attribuibile al collagene e che tutte le strutture proteiche la possiedono.
L'effetto fondamentale esercitato dai campi elettromagnetici aventi particolari caratteristiche di intensità, frequenza, durata dei singoli impulsi e modalità di erogazione sui tessuti lesionati è quello di determinare la rimozione del potenziale di lesione e il conseguente riequilibrio dei potenziali elettrici della membrana. In condizioni fisiologiche, la differenza di potenziale elettrico tra l'interno e l'esterno della cellula è di -70 millivolt, e ciò viene definito "potenziale elettrico transmembranario". Ogni insulto meccanico, trauma o aggressione chirurgica, chimica o fisica della cellula diminuisce la differenza di potenziale della membrana, con conseguente inversione della pompa sodio-potassio: poiché il valore della carica elettrica così introdotta è positivo, e preponderante su quello esterno, si determina una diminuzione del potenziale di membrana. Si verifica inoltre una parziale depolarizzazione dei biopolimeri interstiziali composti essenzialmente da collagene e una notevole riduzione dell'attività enzimatica propria dei fenomeni riparativi normali. Le onde elettromagnetiche esercitano la loro azione determinando, in virtù dell'effetto ionizzante, un aumento della permeabilità selettiva cellulare, cui consegue il ripristino della fisiologica differenza di potenziale di membrana.
Per quanto riguarda l'azione analgesica dei campi elettromagnetici, l'iperpolarizzazione delle membrane post-simpatiche produce una diminuzione della trasmissione di informazione ed una conseguente riduzione dell'attività simpatica: si determinerà quindi una relativa vasodilatazione con aumento della disponibilità tessutale di ossigeno ed eliminazione dell'eventuale componente ischemica del dolore. Si osserva inoltre una depressione dell' attività delle fibre C di piccolo diametro, delle quali il cinquanta per cento è deputato alla trasmissione della cosiddetta componente lenta del dolore, poiché conduce gli stimoli raccolti dai recettori periferici sensibili all' azione delle pain producing sub­stances.
Tale ridotta attività di queste fibre, in accordo con la teoria del gale control di Melzack e Wall, concorrerà alla chiusura del cancello. Sembra inoltre possibile l'ipotesi che il riequilibrio della membrana cellulare determini il blocco delle sostanze algogene e pro-infiammatorie, quali l'istamina, la serotonina, i prostanoidi, le prostaglandine eccetera, nonché un'azione di neutralizzazione o di modulazione sulla produzione dei cosiddetti radicali liberi, sia diretta a livello di legame sia mediata dalla stimolazione di varie reazioni enzimatiche cellulari. La stimolazione del sistema diencefalo-ipofisario o delle ghiandole surrenali provoca un' aumentata increzione sistemica di sostanze, quali endorfine e catecolamine, che influiscono sul controllo del dolore e sulla regolazione dei processi infiammatori.
Per definizione, l'apparecchio per magnetoterapia è un dispositivo che genera un campo prevalentemente magnetico, ben caratterizzato in intensità, andamento del campo, frequenza, forma d'onda e che consente l'assoluta riproducibilità delle terapie.
Sono disponibili in commercio diversi tipi di questi apparecchi: il campo magnetico può essere emesso da un solenoide di varie forme e dimensioni, o da bobine o placche da contrapporre sul segmento di applicazione. Le diverse patologie da trattare guideranno l'operatore nella scelta dei parametri (frequenza, intensità di campo, tempi di applicazione) e nel tipo di apparecchio da utilizzare.
I campi magnetici più usati sono prodotti da correnti sinusoidali o da correnti a una semionda o a doppia semionda, di frequenza variabile (0-100 Hz), nei quali non avviene inversione della polarità e che prendono il nome di pulsanti. Possono essere erogati in continuo o con pause, e in tal caso si parla di campi magnetici pulsati (CEMP). Sono frequentemente utilizzati anche i campi magnetici prodotti da stimoli rettangolari con frequenza non superiore a 75 Hz e intensità intorno ai 40 gauss.
Elettromagnetoterapia - In questo tipo di apparecchio il campo elettrico prevale su quello magnetico; generalmente vengono prodotte onde a bassa intensità ed alta frequenza (16-20 MHz ed armoniche) modulate tra i 10 ed i 2000 Hz. In questo caso il campo elettromagnetico viene emesso da una coppia di antenne in gomma conduttiva da applicarsi direttamente a contatto del segmento corporeo da trattare.

Indicazioni terapeutiche
Gli effetti terapeutici dei campi elettromagnetici sul tessuto osseo sono senz'altro i più conosciuti. L'interesse nasce in seguito agli studi di Fukuda e Yasuda sulle proprietà piezoelettriche dell'osso. La sollecitazione meccanica sull'osso evidenzia sull'area di compressione una polarizzazione negativa che provoca osteogenesi, mentre sull'area di tensione si verifica una polarizzazione positiva che causa il riassorbimento osseo. Altre ricerche hanno evidenziato come siano presenti potenziali bioelettrici anche su superfici ossee non sottoposte a sollecitazioni di carico, con presenza di elettronegatività nelle zone dove avvengono i processi di crescita e di riparazione.

Patologia ortopedica e traumatologica:
- ritardi di consolidazione delle fratture;
- pseudoartrosi congenita;
- osteonecrosi dell'anca;
- morbo di Perthes;
- tendiniti croniche;
- innesti ossei.

Nella necrosi vascolare della testa femorale è indicata l' applicazione di campi elettromagnetici per una durata di sei ore giornaliere, con un'intensità di 20-30 gauss. Un altro campo d'azione dei CEMP è l'osteocondrosi, dove vengono consigliate applicazioni a frequenza di 50 o 100 Hz (secondo i diversi Autori) per trenta minuti al giorno con intensità variabili da 60 a 400 gauss. Molti sono gli Autori che riportano studi sull'efficacia dei CEMP nell'osteoporosi e diversi sono i protocolli applicativi proposti: frequenze di 50 Hz, intensità di 50-60 gauss per tempi variabili da trenta minuti a quattro ore al giorno. Gli studi relativi all'applicazione dei CEMP sull'artrosi non sono sempre attendibili ed i risultati sono talvolta poco significativi anche a causa della cronicità della malattia; gli effetti positivi sono spesso collegati all'effetto analgesico dei CEMP, erogati in queste patologie a frequenza di 50 Hz, intensità di 60 gauss per trenta minuti al giorno. Indicazione elettiva dei CEMP è rappresentata dalla algo­neurodistrofia di Sudeck, con applicazioni giornaliere ripetute a 50 Hz di frequenza e 35 gauss di intensità. Alcune affezioni mio­tendinee (tendiniti, strappi muscolari, ematomi, contusioni) possono beneficiare di applicazioni di CEMP alla frequenza di 50 Hz, intensità di 50 gauss per un'ora al giorno.
Patologia vascolare - I campi elettromagnetici sono vantaggiosamente utilizzati nelle arteriopatie e nelle flebopatie. Secondo diversi Autori, il trattamento con CEMP determina una sensibile riduzione dello stato edematoso del derma, come conseguenza di un effetto protettivo sui rapporti tra tessuti e microcircolo. In letteratura sono riportati numerosi lavori sugli effetti dei trattamenti con campi elettromagnetici nel facilitare il processo di guarigione delle ulcere o delle piaghe torbide. Inoltre è di frequente riscontro l'associazione tra patologie ortopediche e vascolari, come per esempio gli edemi periferici post-operatori o le varici, e quindi i CEMP possono avere una doppia indicazione (30-40 gauss effetto iperemizzante; 40-100 gauss effetto antiedemigeno). Sono numerosi gli Autori che hanno riferito di risultati favorevoli in casi di morbo di Raynaud primitivo o secondario e in arteriopatie periferiche obliteranti degli arti inferiori. Applicazioni di circa quattro ore giornaliere ad alta frequenza e bassa intensità hanno evidenziato risultati positivi sull' edema post-operatorio, su lesioni cutanee di origine venosa, riducendo il dolore e il tempo di cicatrizzazione.
Indicazioni minori si possono avere in ambito dermatologico, respiratorio e odontoiatrico.

Controindicazioni e precauzioni
Le controindicazioni assolute possono essere ridotte ai portatori di pace maker e allo stato di gravidanza; per somma prudenza se ne sconsiglia l'uso negli stati emorragici e trombotici in atto e in presenza di versamenti ematici.
Gli effetti collaterali, riscontrati raramente, dipendono esclusivamente dalla durata dell'esposizione del tempo; sono inquadrati in sindromi cliniche, i cui sintomi principali sono: cefalea, astenia, insonnia o sonnolenza, irritabilità, parestesie, accentuazione temporanea del dolore, aumento della diuresi e ipotensione. Si tratta di sintomi che non si accompagnano a .reperti obiettivi e che regrediscono al cessare dell'esposizione.
Per quanto riguarda la legislazione in materia di onde elettromagnetiche, sia nel mondo occidentale sia nei Paesi dell'Est, sono previste norme di sicurezza sia per gli utilizzatori sia per gli operatori nel settore. Lo standard di sicurezza è di 10m W I cm 2 e tale valore si riferisce a una esposizione continua, mentre può essere aumentato per tempi di erogazione più brevi.

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